Nella nostra azione pastorale come Silenziosi Operai della Croce, rivolta al vasto mondo dell’umana sofferenza, sperimentiamo la necessità di coniugare ogni speranza al tempo presente. Riteniamo importante sottrarre tale virtù alla proiezione indiscriminata verso un futuro che non si realizzerà mai. Forse non vedremo la pace tra Israeliani e Palestinesi, ma possiamo pacificare i nostri cuori e vivere buone relazioni con chi ci sta accanto. Le difficoltà sono molte, ma ce la possiamo fare.
Spesso, tuttavia, pensiamo che le difficoltà della vita siano più grandi di noi, che i nostri limiti ci definiscano. Ma ogni sfida che affrontiamo può diventare un insegnamento, un’opportunità di crescita. La nostra forza non sta solo nella resistenza personale, ma anche nella capacità di costruire relazioni autentiche che ci sostengano nel cammino.
In un mondo segnato da conflitti, sofferenze e guerre, ogni sorriso condiviso, ogni gesto di gentilezza, testimonia che siamo fonte di luce e forza, per noi e per gli altri. La nostra realtà umana è capace di bene: di compierlo e di riconoscerlo presente intorno a noi, disponendoci a riceverlo.
Nessuno affronta la vita da solo. Siamo tutti interconnessi, il sostegno reciproco è essenziale per superare le difficoltà. Abbiamo bisogno di relazioni autentiche, sentendoci parte di una comunità viva e amorevole. Ogni persona, indipendentemente dall’età, dalla condizione sociale o dalla salute, ha bisogno di essere riconosciuta, accolta e valorizzata.
Esistono gesti che separano e feriscono, ma anche azioni che guariscono, confortano e restituiscono dignità. Possiamo diventare protagonisti di un dialogo autentico che esige un ascolto rispettoso, una comprensione senza pregiudizi e la condivisione sincera di pensieri ed esperienze.
In Terra Santa, ogni insegnamento evangelico risuona con particolare evidenza. Gesù accoglie, si avvicina, ascolta e agisce con amore. Non giudica, ma guida sulla via della verità. Si china sulle nostre storie sofferte, come accadde per la suocera di Pietro (Mc 1,29-31). Ci risolleva, restituendoci ad una vita attiva, rivolta al bene degli altri.
Anche quando non si raggiunge una guarigione, sempre si può risvegliare una risurrezione. Le difficoltà cessano di essere delle prigioni e diventano parte inevitabile di un cammino in avanti. Anche dalla sofferenza può nascere un servizio, quando la persona diventa presenza qualificata nella relazione con gli altri. Testimoni di pazienza e consci della speranza che ci abita, possiamo restituire a ogni persona la consapevolezza di essere utile e significativa.
Siamo capaci di operare per la pace, di alimentare la speranza. Aggiorniamo ogni giorno il nostro vocabolario esistenziale con la relazione, l’ascolto, l’accoglienza, la comprensione. Non solo parole ma gesti quotidiani che incarnano i nostri desideri di bene. Sono forze che abbiamo dentro di noi e che, se coltivate, possono fiorire e trasformare il mondo in un luogo migliore.
La vera forza è così profonda dentro di noi, che ci afferra totalmente, quando entriamo in relazione con gli altri per costruire insieme un cammino di speranza e di rinnovamento.
Paola Manganiello